Quando tornerete a trovarci, dopo la fine di questa emergenza, magari arrivando a Este con il treno, durante la breve passeggiata che vi separa dal centro della città, fermatevi subito a sinistra del ponte che incontrate poco dopo la stazione ferroviaria ed entrate nel Santuario Basilica di Santa Maria delle Grazie.

Al vostro ingresso, vi colpirà una luce particolare, dietro l’altare maggiore.

Vi é un pregevolissimo dipinto  che é come una calamita. Potrete avvicinarvi ed ammirarlo da molto vicino, attraverso l’apposito deambulatorio: é l’Icona di scuola cretese-bizantina, nota come ”Odighitria” (colei che insegna la via), realizzata secondo canoni parzialmente diversi rispetto alla pittura di icone sacre.

Si narra che il grande quadro era stato donato nel XIV secolo al Marchese Taddeo d’Este ( figlio di Azzo X, del ramo cadetto dei Marchesi d’Este, capitano al servizio della Repubblica di Venezia) durante un viaggio a Bisanzio e che la riportò a casa in nave. Durante il ritorno, una terribile tempesta rischiava di far affondare l’imbarcazione. D’istinto, i marinai si inginocchiarono e rivolsero le loro fervide preghiere all’immagine della Madonna col Bambino. Improvvisamente la tempesta si placò e chi riuscì a tornare a casa, ringraziò per il miracolo.

Anche se la leggenda non trova documenti che la confermino, é certo che la volontà testamentaria del  Marchese Estense dispose affinché la  Chiesa fosse dedicata alla Santa Maria Vergine e così fu grazie ad una bolla papale del 1468.

Dopo la prima Guerra Mondiale,  Papa Pio X concesse alla Chiesa il titolo di Basilica, che aveva continuato nel tempo ad impreziosirsi con numerosi altri capolavori artistici.

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